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  Il “caso serio” della crisi come opportunità

Data di pubblicazione: Lunedì, 27 Dicembre 2021

TRAGUARDI SOCIALI / n.101-102-103 Ottobre / Dicembre 2021 :: Il “caso serio” della crisi come opportunità

Una sfida per la politica e i corpi intermedi

Una sfida per la politica e i corpi intermedi

“Un punto di svolta decisivo in quella storia più antica si ebbe quando uomini e donne di buona volontà si distolsero dal compito di puntellare l’imperium romano e smisero di identificare la continuazione della civiltà e della comunità morale con la conservazione di tale imperium. Il compito che invece si prefissero fu la costruzione di nuove forme di comunità entro cui la vita morale potesse essere sostenuta in modo che sia la civiltà sia la morale avessero la possibilità di sopravvivere all’epoca di incipiente barbarie e di oscurità”. Così il filosofo Alasdair MacIntyre tratteggia chiaramente il “caso serio” rappresentato dalla situazione europea del tardo impero. è un celebre passo del suo saggio “Dopo la virù”. Un libro che varrebbe davvero la pena riprendere in mano in questo “cambio d’epoca”, per essere aiutati a coglierne precisamente la sfida radicale che esso pone ad ogni persona che non abbia rinunciato a farsi consapevole della propria dimensione politica (e conseguentemente agire). Quel“non puntellare” significa e indica la necessità di un superamento per mantenere l’essenziale. Oltre al calcolo e alla perpetuazione di una forma (o di formule). A livello globale, ma con specificità rilevanti in Europa e in essa nella nostra Italia, il quadro istituzionale e politico vive questa necessità di transizione. La stagione del “governo senza aggettivi” guidato da Mario Draghi rischia di non esprimere appieno la propria carica d’innovazione adattiva, cioè l’indispesabile (as)salto all’oltre, se non veda parallelamente generarsi progressivamente un’unità più profonda nel Paese. Un’unità che avrebbe proprio nel vasto “mondo di mezzo” del Terzo Settore, con i suoi corpi intermedi portatori di un civismo capace d’innescare processi e la consolidata capacità di esprimere connessioni glocali ulteriori, un vero e proprio ambito d’elezioni. Non meno che i partiti, però, anche i soggetti associativi debbono saper osare “nuove forme”. Iniziando ad essere, insomma, il cambiamento che si chiede. “Dare l’esempio e reclamare è un modo di fare politica”, come richiamò puntualmente papa Francesco al 3° Incontro mondiale con i movimenti popolari. Ne va della qualità della democrazia, ciò del rapporto fra essa e il popolo. In quella stessa occasione, il Santo Padre chiari che “questo rapporto dovrebbe essere naturale e fluido, ma corre il pericolo di offuscarsi fino a diventare irriconoscibile. Il divario tra i popoli e le nostre attuali forme di democrazia si allarga sempre più come conseguenza dell’enorme potere dei gruppi economici e mediatici che sembrano dominarle. I movimenti popolari, lo so, non sono partiti politici e lasciate che vi dica che, in gran parte, qui sta la vostra ricchezza, perché esprimete una forma diversa, dinamica e vitale di partecipazione sociale alla vita pubblica. Ma non abbiate paura di entrare nelle grandi discussioni, nella Politica con la maiuscola”. Stando a questo livello di profondità e altezza, ecco, la crisi può diventare un’opportunità.

Marco Margrita
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