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Traguardi Sociali

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  “Insieme, per costruire”

Data di pubblicazione: Mercoledì, 29 Dicembre 2021

TRAGUARDI SOCIALI / n.101-102-103 Ottobre / Dicembre 2021 :: “Insieme, per costruire”

Colloquio a tutto campo con il presidente della Conferenza Episcopale Italiana

Dal cardinal Gualtiero Bassetti, ripensando alla Settimana Sociale tarantina, l’invito alla coesione istituzionale e alla piena valorizzazione dell’impegno delle comunità

La 49a Settimana dei cattolici ha visto una numerosissima presenza di giovani. Un segnale molto chiaro che richiede risposte immediate ai tanti quesiti da loro lanciati nel corso dei lavori. Utilizzando le sue parole Eminenza: come «anticipare il futuro ad ora»?
Il futuro si anticipa dando ai giovani un’autentica possibilità di emergere.
Ci sono tre grandi ostacoli per i giovani: la gerontocrazia delle istituzioni e delle classi dirigenti; un’eccessiva burocrazia che spegne sul nascere ogni spirito di intraprendenza; e un antichissimo e mai sopito costume corporativo. Sia chiaro: questi sono antichi problemi del nostro Paese che vanno superati in due modi: nel lungo periodo valorizzando il “talento”; nel breve periodo indirizzando risorse verso i giovani. Non dando l’elemosina ma con progetti concreti per il futuro.

«Draghi uomo della Provvidenza». Il suo giudizio sul Premier italiano esce ulteriormente rafforzato dal successo del recentissimo G-20 di ROMA. L’Italia torna, dunque, ad avere un ruolo di guida nelle sfide sociali ed economiche europee che insistono su immigrazione, clima, e disoccupazione giovanile?
L’Italia sta facendo la sua parte. C’è un clima nuovo nel Paese: di collaborazione e non di divisione. A me sembra un fatto fortemente positivo.
Dopo anni di contrasti e di dichiarazioni forti, ho la sensazione che ci sia oggi un clima di fattiva responsabilità. Per anni, in molte dichiarazioni pubbliche ho auspicato che si abbassassero i toni della dialettica pubblica, che tutti gli uomini e le donne di buona volontà si unissero in un nuovo patto sociale e che, soprattutto, non si cercassero capri espiatori delle difficoltà economiche del Paese. Spero che questo periodo di concordia sia solo l’inizio per un futuro ancora più luminoso per l’Italia e gli italiani.

L’Aula del Senato che ha imposto un secco stop al testo del ddl Zan sembra aver accolto le perplessità che anche lei aveva espresso: un tema così delicato avrebbe necessitato di un dialogo più aperto?
Si tratta di un tema delicato che ha suscitato tensioni molto forti e opinioni totalmente divergenti che hanno finito per creare confusione.
Ovviamente bisogna combattere ogni forma di istigazione all’odio ma occorre anche salvaguardare i convincimenti etici e religiosi di milioni di fedeli. Al di là di questo specifico tema, io penso che tutti coloro che ricoprano incarichi di responsabilità e guida politica, abbiano il dovere morale di cercare il dialogo. Ovviamente, bisogna essere in due. Altrimenti è un monologo e non c’è possibilità di accordo.

Fragilità, incertezza e purtroppo morte hanno caratterizzato questi due ultimi anni. Durante la sua celebrazione per la festa di Sant’Ercolano ha esortato affinché nessuno resti solo.
Il grande lavoro svolto dalle associazioni di volontariato in tutta Italia insieme all’impegno dei medici e dei sanitari è il punto da cui ripartire per riscoprire i veri valori della vita?

La solitudine è uno dei grandi problemi del mondo odierno. Alla base c’è una mentalità individualista e utilitarista che per decenni ha promesso felicità alle persone e invece ha creato una società di uomini e donne soli, in molti casi perfino abbandonati. La pandemia ha acuito
questa situazione fino a farla diventare drammatica. Il volontariato è importantissimo ma è una premessa per riscoprire una dimensione cruciale del nostro vivere in comune: la comunità. Occorre riscoprire il valore e la bellezza della vita comunitaria nella famiglia, nel quartiere, nella città, nella scuola, nel lavoro e perfino nella Chiesa. La comunità si realizza quando percepiamo che l’altro che ci sta di fronte è una persona che ci interessa, “I care” diceva don Milani, e il legame che ci unisce non è uno scambio di affari ma di affetti, di storia, di cultura e di fede.

L’8 dicembre il Mcl compie 49 anni e inizia il percorso del cinquantesimo un traguardo significativo ed importante: i suoi primi 50 anni di attività. Quale augurio vuole rivolgergli?
Un augurio di prosperità per i prossimi 50 anni rimanendo sempre fedeli al magistero sociale della Chiesa cattolica. è un augurio che vuole essere anche un’esortazione: la dottrina sociale della Chiesa è uno scrigno prezioso che è ancora in gran parte da scoprire e da valorizzare.
Ecco, io vi esorto ad aprire questo scrigno, a scavare al suo interno con curiosità e a cercare con coraggio strade che non sono ancora state   percorse. Voi avete una grande storia alle spalle ma sono sicuro che vi attende un grande futuro. Spetta a voi costruirlo con discernimento e creatività.
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