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  La famiglia, Cenerentola dei nostri giorni

Data di pubblicazione: Venerdì, 8 Agosto 2014

TRAGUARDI SOCIALI / n.66 Maggio / Giugno 2014 :: La famiglia, Cenerentola dei nostri giorni

Parla Francesco Belletti, Presidente del Forum delle Associazioni familiari.

Dove va la famiglia? Saprà resistere all’ondata di indifferenza della politica di questi ultimi anni? E i cattolici cosa possono fare per sostenerla? Sono alcune delle domande che abbiamo rivolto a Francesco Belletti, dal 2009 presidente del Forum delle Associazioni familiari e consultore del Pontificio Consiglio per la Famiglia nonché, dal 2013, membro del Comitato organizzatore delle Settimane Sociali dei cattolici italiani.
La preoccupazione degli interventi in quel vivace e approfondito dibattito, ripresi nella mozione conclusiva, fu quello di notare come il lavoro, da tempo ormai, non fosse più oggetto di attenzione e di politiche che ne garantiscano il ‘primato’ ma relegato in basso rispetto ad una scala di presunti valori che hanno in testa indici teorici che non rispecchiano la vita, le difficoltà, le esigenze delle persone.
Questi indicatori si chiamano borsa, Pil, fiscal compact, rapporto deficit/Pil, ecc.. Naturalmente tutti parametri che hanno grande importanza (gli economisti ce lo spiegano ogni giorno, pur con proposte tra le più diverse) ma l’impressione che se ne è ricavata in questi anni è che la fredda applicazione di norme abbia stroncato l’esistenza di molte famiglie, di persone e imprese, vedasi ciò che è successo con le regole europee.


Le politiche per la famiglia sono le grandi latitanti di questi anni: sostegno al reddito, lavoro femminile, detrazioni fiscali, sono solo alcuni dei temi su cui le famiglie italiane ancora aspettano risposte. Qual è la sua opinione in proposito?

Sulla famiglia il nostro Paese per lunghi anni ha campato di rendita, sfruttando la resistenza e la flessibilità delle relazioni familiari, senza restituire granché. Le famiglie hanno generato capacità di risparmio privato, hanno sostenuto il crescente debito pubblico, hanno generato impresa e cultura del lavoro, del sacrificio, della responsabilità, ma hanno anche sostituito il progressivo arretramento del sistema di welfare, facendosi carico di persone disabili, di anziani, di giovani in condizione di disagio. E più l’economia si deteriora, più la famiglia è chiamata in causa, al punto che molti le appuntano sul petto la medaglia del “primo e più importante ammortizzatore sociale del Paese”. Ma questa è l’ennesima beffa della sussidiarietà alla rovescia, in cui la famiglia sostituisce lo Stato, anziché essere sostenuta! La famiglia non deve fare da welfare system, ma deve essere messa in condizione di poter vivere liberamente la propria vita, senza ostacoli, assolvendo il proprio diritto-dovere: dare identità, appartenenza e protezione alle persone e alle nuove generazioni, in sistemi relazionali d’intimità stabili e solidali, sviluppare progetti di vita in sintonia con i valori sociali per i propri membri, generare capitale sociale e benessere per le persone e per la società. Per questo servono “infrastrutture sociali” capaci di sostenere la libertà di iniziativa della famiglia: un fisco a misura di famiglia, un salario commisurato ai carichi familiari, un lavoro flessibile a misura di famiglia e non solo a misura di impresa, un sistema dei servizi che non espropri la famiglia, ma “la aiuti ad aiutarsi”, una scuola in cui i genitori abbiano voce in capitolo, non contro gli insegnanti, in modo corporativo, ma in un’alleanza educativa tra adulti, a favore delle nuove generazioni. Su ciascuno di questi temi si può fare molto: ma ben poco è stato fatto. Parole, tante, da tutti i governi; fatti sostanziali: pochi, e spesso una tantum, o puramente simbolici.
Per non parlare, poi, dei pesantissimi e crescenti attacchi all’identità stessa della famiglia, contro il matrimonio fondato sulla differenza sessuale, a favore di una privatizzazione radicale della vita privata delle persone, per cui i legami familiari, da risorsa pubblica sono diventati il nemico della libertà degli individui. Come si vede, per fare solo un esempio, dal recente dibattito sul divorzio breve: sciogliere i vincoli, subito, senza cercare di impedire la rottura, senza sostenere la mediazione tra i partner, senza attribuire alla società un compito di sostegno.
Perché non sciogliere il vincolo matrimoniale con un’autocertificazione, allora? Sembra provocatorio, ma molti già oggi pensano che sarebbe il modo migliore.

Le associazioni, i movimenti, i corpi intermedi in generale, cosa possono fare per richiamare la politica e il Governo alle responsabilità che la situazione attuale impone?

Il nostro sistema socio-politico nazionale è caratterizzato dall’ipertrofia della politica rispetto ai mondi vitali, ai corpi intermedi, alla società civile, e in questo i media hanno una grande e grave responsabilità. Duemila persone di un grande movimento o di un’associazione che si trovano, fanno festa, progettano nuovi servizi, non troveranno spazio sui media: venti persone con un parlamentare finiscono nei TG e a Porta a Porta. Per questo oggi abbiamo tutti, noi “fuori dal Palazzo”, la grande responsabilità di farci sentire con più chiarezza ed efficacia.
Riprendiamoci le piazze, facciamoci vedere, facciamoci sentire. Ci servono idee nuove: campagne di stampa, uso dei social media e di internet, pressione diretta e costante sui politici ma anche su tutti gli operatori dei media… E poi, soprattutto, dobbiamo avere coraggio e fiducia per fare rete tra noi. Troppe volte le nostre associazioni si collegano, provano a fidarsi, e poi torniamo da soli. In questo l’esperienza più che ventennale del Forum delle associazioni familiari mi pare particolarmente preziosa, perché rimane uno spazio di collaborazione che ancora resiste. Forse anche perché ha individuato un tema specifico, la tutela della famiglia, preciso e circoscritto, anziché un “progetto politico” complessivo.
Infine, dobbiamo certamente mantenere e promuovere i piccoli segnali di dialogo che arrivano dalla politica e dall’amministrazione pubblica: i tavoli di concertazione, le commissioni di studio, le audizioni, gli incontri con i vari esponenti di partiti, amministrazioni pubbliche, governo, ecc., spesso deludenti, rimangono comunque uno “spazio di relazioni” da pretendere e promuovere.
Ovviamente fuori da ogni consociativismo e collateralismo, perché, sempre di più oggi, non è la società civile che sfrutta i politici, ma piuttosto il contrario.

Il MCL sostiene da tempo che la crisi economica è figlia di una crisi morale e valoriale che avvelena il nostro tempo. E’ d’accordo?

Rimettere la persona al centro è certamente decisivo contro ogni determinismo sociale. I vincoli della società - la crisi globale, i media, i poteri forti - sono certamente importanti, ma ogni persona, in qualsiasi circostanza, ha la possibilità e la responsabilità di diventare protagonista del proprio presente e del proprio futuro. Anche - e forse soprattutto - i cosiddetti emarginati. Per questo la dimensione valoriale e morale della crisi è essenziale.
Uomini nuovi fanno una società nuova o una politica nuova: non viceversa! Inoltre questo richiamo alla responsabilità della persona è anche l’unico modello che consente a chiunque di conservare la propria dignità, senza asservirsi ai potenti o agli interessi di turno, senza assistenzialismo, ma esigendo diritti o almeno condizioni per poter essere cittadini attivi.

E i cattolici, quale ruolo possono giocare?

Al mondo cattolico questa prospettiva personalistica dovrebbe essere connaturale; ma in questi anni non siamo riusciti a esprimere un progetto culturale armonico.
Uso la parola armonia perché “tiene insieme le differenze”.
Da cattolici possiamo testimoniare una presenza viva più convincente ed efficace non perché diciamo tutti le stesse cose, ma perché tutte le diversità rimangono dentro un orizzonte antropologico e culturale omogeneo, che può essere identificato, sommariamente, con la Dottrina sociale della Chiesa. Invece spesso siamo prima di tutto “di sinistra o di destra”, oppure, “di Pietro o di Paolo”, e noi per primi ci dividiamo.
Eppure proprio nella ricostruzione del nostro Paese, come pure nel progetto di un’Europa senza confini e senza guerre, il valore aggiunto del mondo cattolico è stato insostituibile. Come non essere, quindi, oggi, da cattolici, “un sale senza sapore”, per dare più gusto alla nostra società? Credo che alcune parole siano utili: servono amore alla verità, libertà dal potere e dal denaro, amore all’unità tra di noi, capacità di ascolto e di dialogo con tutti, e soprattutto una nuova consapevolezza individuale di un’inevitabile responsabilità di testimonianza personale e sociale. Dobbiamo uscire dalle case e dalle sacrestie, dobbiamo tornare nelle piazze e negli spazi pubblici del Paese. Da cattolici. Da cittadini.

Il Forum delle Famiglie è da sempre molto attivo nel promuovere iniziative di sensibilizzazione ai temi della famiglia, dalla riforma del federalismo fiscale per un fisco a misura di famiglia, alla tutela dell’infanzia, al superamento del quoziente familiare: in particolare cosa avete ‘in cantiere’ per il prossimo futuro?

Per certi versi quanto finora detto è anche un programma operativo immediato per il Forum (spazi pubblici, piazze, responsabilità diffusa). Posso però descrivere, più che i temi, i livelli cui stiamo già lavorando e lavoreremo nei prossimi mesi. Intanto continuiamo a dialogare con la politica, con le istituzioni, sulle varie priorità dell’agenda Italia. Il fisco, dagli 80 euro fino alla proposta fiscale del FattoreFamiglia, per costruire, con pazienza, una riforma fiscale family friendly e globale. Ma anche attenzione al lavoro e alla famiglia, nelle riforme in atto (più peso alla conciliazione, più attenzione ai giovani e alle giovani famiglie). Così come scuola e servizi socio-sanitari sono al centro della nostra attenzione.
Questo lavoro riguarda tutti i livelli territoriali del Paese: la parola “federalismo” è oggi un po’ fuori dal dibattito pubblico, ma per noi significa interpellare Comuni grandi e piccoli su tariffe, servizi e cultura della famiglia (pessimi, i registri comunali delle unioni civili!), significa dialogare con le Regioni, significa promuovere distretti territoriali a misura di famiglia… e, in questo, i Forum regionali e locali sono ormai decisivi, nel qualificare la nostra presenza. Un altro aspetto che nei prossimi mesi non potrà che essere sempre più impegnativo è la battaglia culturale (non amo i termini bellici, ma non si può usare altra espressione) sull’identità della famiglia, oggi smantellata a colpi di sentenze, di leggi che la privatizzano, in un discorso pubblico che sempre più spesso non riconosce più i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio (e uso intenzionalmente proprio le parole dell’art. 29 della Costituzione). Dovremo certamente difendere l’identità della famiglia, ma anche trovare un adeguato bilanciamento tra diritti degli individui e diritti della famiglia, fuori dalle ideologie del gender, capaci di proporre i nostri “sì”, oltre che qualche doveroso “no”.
Infine, quest’anno vedrà il Forum impegnato in un percorso di riflessività interna, che coinvolgerà tutte le associazioni, i soci, e anche un’ampia platea di soggetti esterni, con l’obiettivo di arrivare ad una Conferenza di Programma, nel maggio 2015, in cui rilanciare identità e progetti del Forum. Che è, prima di tutto, e vuole essere sempre di più, una grande opera e testimonianza di unità e presenza sociale, per il bene delle nostre famiglie. Per il bene comune del nostro Paese.
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