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  Un “cantiere aperto” per costruire un nuovo destino per il Paese

Data di pubblicazione: Mercoledì, 10 Ottobre 2018

TRAGUARDI SOCIALI / n.90 Luglio / Agosto 2018 :: Un “cantiere aperto” per costruire un nuovo destino per il Paese

di Carlo Costalli
Presidente Movimento Cristiano Lavoratori

La crisi finanziaria e la recessione mondiale che ne è seguita sono il risultato di un modello di crescita non più sostenibile. Il processo di globalizzazione - seppure positivo in quanto ha consentito a vaste aree del mondo di uscire da condizioni di povertà e sottosviluppo - è stato caratterizzato da un aumento delle disuguaglianze e dal progressivo depauperamento delle risorse energetiche e ambientali, mettendo così a rischio l’equilibrio sociale ed ecologico del pianeta nel medio e lungo periodo.
La fase storica che stiamo attraversando evidenzia la contemporaneità di quattro fenomeni di crisi tra loro profonda mente interconnessi: economico-finanziaria, energetica, ambientale ed alimentare. Alla base della crisi attuale c’è l’inversione che si è determinata, negli ultimi decenni, nel rapporto tra mezzi e fini dell’attività economica, con l’affermarsi e il prevalere della finanza. Il pensiero economico e politico dominante - una sorta di “pensiero unico” - ha fatto sì che si determinasse una scissione tra interesse individuale e benessere collettivo, tra individuo e società.
L’obiettivo prioritario era diventato la crescita e l’arricchimento personale, al di fuori di ogni parametro di responsabilità e trasparenza. Al tempo stesso, si è diffusa la filosofia dell’individualismo assoluto presso strati sempre più ampi della popolazione, con il risultato che è diventato anche un individualismo di massa, cosa chiaramente contraddittoria in se stessa e foriera di continue, inevitabili tensioni.
Inoltre, in questa fase, che può essere letta anche come “crisi democratica”, sono stati messi in discussione i principi sui quali si esercita il diritto di rappresentanza e di tutela degli interessi delle persone. Veniamo, infatti, da una stagione di dura disintermediazione che si è manifestata come una tossina per una società come la nostra, rompendo legami già deboli, spezzando ponti e isolando le istituzioni in una vuota astrattezza politica. Le fake news, in fondo, sono solo il frutto più velenoso di questo sistema. Ma non è possibile prescindere dai meccanismi della rappresentanza, e dal concorso plurale dei corpi intermedi, nella formazione della decisione politica: così si rischia solo di minare le basi della democrazia. E la democrazia non può essere consegnata a distorte concezioni di una gestione solo diretta, immediata e telematica o a leadership costruite al di fuori del circuito della rappresentanza democratica.
La convivenza libera e civile di un popolo è un valore troppo alto per essere svenduto ai tempi e agli interessi della finanza o confinato nell’agorà virtuale, irresponsabile e distorta dei social media e della rete.
Si è generata, così, sempre più una società dove il rancore sociale si è trasformato in motore della forte spinta populista, ma non basta affermare con forza il nostro no ai populismi, dobbiamo contrastarli affrontando alla radice le ragioni che hanno dato loro supporto sociale.
Tra l’altro proprio nel nostro Paese stiamo assistendo alla loro mancanza di visione per la crescita, al loro essere fermi ad un dibattito essenzialmente da campagna elettorale, con tanti No a progetti di sviluppo per l’Italia, con improvvisi cambi di posizione sui vaccini, sull’ILVA, ecc., con ritardi incomprensibili sulle decisioni per Genova dopo il disastro del crollo del ponte Morandi.
In questo clima di muro contro muro, di rancore diffuso è necessario ricostruire una politica di responsabilità sociale che non potrà essere realizzata efficacemente senza un contesto ricettivo di riferimento, senza quella “maturità sociale” che rappresenta la condizione sine qua non per riedificare la nostra società. Innanzitutto si deve ribaltare “quel pensiero unico” orientato esclusivamente all’interesse individuale, ripartendo da valori condivisi, dal senso del dovere e di responsabilità, dal ripristino del criterio della meritocrazia, dall’impegno costante per il raggiungimento del bene comune. Dobbiamo impegnarci per passare dalla pretesa al confronto, dalla tirannia dei diritti alla libertà della responsabilità perché solo così sarà possibile ridare un futuro, anzi, un presente al nostro Paese. Dobbiamo tornare alla mediazione, al dialogo, al rapporto, alla rappresentanza, alla relazione come medicina culturale ancor prima che politica; ricostruire l’autorità sulla rappresentanza; pensare il conflitto nella concretezza di un tessuto politico, sociale, istituzionale; riportare la comunicazione al suo giusto ruolo.
Questa è la nostra mission: un “cantiere aperto” in cui orientare un percorso di cambiamento e di crescita delle persone. La profondità e l’ampiezza dei problemi e dei rischi che abbiamo di fronte non ci permettono più di essere neutrali o dei semplici e distaccati osservatori: non possiamo sottrarci ad un ruolo attivo per vincere questa grande sfida e contribuire a costruire un nuovo destino per il Paese, confidando anche nella bussola morale che guiderà il nostro cammino.

Carlo Costalli
Presidente Movimento Cristiano Lavoratori
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