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  Il popolarismo ha ancora spazio in Italia?

Data di pubblicazione: Lunedì, 27 Maggio 2019

TRAGUARDI SOCIALI / n.94 Maggio / Giugno 2019 :: Il popolarismo ha ancora spazio in Italia?

Politica e società

Dopo il voto del 26 maggio, il popolarismo europeo e italiano si trovano dinanzi a un bivio. La famiglia popolare arretra in Europa, ma conserva la leadership in coabitazione con i socialisti, anche loro in retromarcia. I 180 seggi conquistati dai popolari ne fanno la prima forza continentale, perciò meritevole di guidare la Commissione europea, ma la futura maggioranza parlamentare dovrà necessariamente essere allargata. Per la prima volta sarà superato lo schema classico dell’alleanza fra popolari e socialisti. Una novità che forse è solo un preludio dell’Europa politica che verrà.
Quando accadrà? Nessuno può ragionevolmente predirlo, ma la fisiologia politica vorrebbe che anche nel Parlamento di Strasburgo ci si dividesse in conservatori e progressisti. Salvo non si voglia affermare che oggi, per come si è andata manifestando la volontà degli elettori europei, la nuova alleanza da costruire sia soltanto il frutto della vittoria del fronte europeista contro tutti gli euroscettici (sfascisti, sovranisti e populisti). Dunque, una sorta di Grande Centro europeo. Di sicuro, le dinamiche del futuro governo d’Europa dovranno fare i conti con un fatto nuovo: la competizione interna alla Commissione europea. Alla maniera di quanto accade ovunque si costruiscano maggioranze non omogenee, per cultura politica e per proposta programmatica. Salvo rifugiarsi nel tran tran quotidiano e sotto la linea della sopravvivenza operativa. Ma non è questo che tutti noi europei possiamo augurarci.
C’è poi la grande questione del popolarismo italiano. E’ evidente che non basta vantarsi di essere stati, con Alcide De Gasperi, soci fondatori dell’Europa. A questo riguardo, l’azzardo di Matteo Salvini che si presenta come il nuovo garante europeo delle radici giudaico-cristiane contro tutti i laicismi, la dice lunga.
Sta di fatto che la più grande anomalia italiana è proprio questa: la patria del popolarismo europeo conta pochissimo nel Ppe. Purtroppo, solo briciole a Strasburgo. Nel quadro politico italiano gli eredi del popolarismo sono rappresentati solo da Forza Italia, con un esiguo 8,8% che segnala una soglia di resistenza minima. Troppo poco, conoscendo la natura di quel partito e le sue ragioni fondative, per affermare che il popolarismo di matrice cristiana possa avere nell’immediato un ruolo decisivo. Di sicuro, la crisi di Forza Italia merita uno sbocco positivo, e ci auguriamo che sappia ripartire coraggiosamente dalle sue radici popolari.
Ma la prima azione politica è quella di verificare, con spietata lucidità, se il popolarismo abbia ancora spazio in Italia, oppure ci si debba arrendere allo stato dei fatti. Che dice brutalmente alcune cose: il centrodestra degli ultimi vent’anni non esiste più, la destra sovranista e nazionalista ha due protagonisti (Salvini e Meloni), la sinistra ha due padroni (Pd e M5S). Dati alla mano, entrambi questi due fronti lambiscono il 40% per cento dei suffragi: Lega (34,3%) più FdI (6,4), totale 40,7%; Pd (22,8%) e M5S (17,1%), totale 39,9%. Dunque, una sorta di nuovo bipolarismo, ma di segno massimalista: destra-destra contro sinistra-sinistra. Agli altri, popolari compresi, resterebbe solo la possibilità di giocare di sponda con i vincitori di oggi, dovendo inevitabilmente pagare un prezzo per la propria strutturale moderazione, in tempi di elettori perennemente arrabbiati. Dunque accasarsi, a condizione che Salvini e Meloni lo vogliano, in un rassemblent di destra-centro. In aperta contraddizione, quindi, con le scelte del Ppe. Scelta possibile e da meditare attentamente. Ma soprattutto, a quali condizioni?
Una possibilità di verifica culturale dello stato di salute del popolarismo è già all’ordine del giorno: a Caltagirone, dal 14 al 16 giugno, si terrà un convegno internazionale nel Centenario dell’Appello ai Liberi e Forti di don Sturzo. Il tema scelto, “L’attualità di un impegno nuovo” sembrerebbe indicare una direzione. Staremo a vedere. Se possiamo azzardare una proposta, sarebbe utile consolidare e rafforzare il raccordo diretto, nelle forme che la dinamica politica oggi consente, fra quanti in Italia si riconoscono nella cultura del popolarismo con il Partito popolare europeo. Come già fa, sapientemente, la Fondazione Italiana Europa Popolare. Obiettivo: costruire un’opposizione prima culturale, poi sociale e infine politica.
Nel frattempo, nessuno se ne abbia a male, restiamo convinti del fatto che se la fede cristiana smette consapevolmente di fecondare la politica, come accade oggi in Italia, non ci si può lamentare se la politica strumentalizza impunemente la fede.

Domenico Delle Foglie
Consigliere Generale MCL
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