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  Il nostro XIII Congresso

Data di pubblicazione: Mercoledì, 23 Gennaio 2019

TRAGUARDI SOCIALI / n.92 Gennaio / Febbraio 2019 :: Il nostro XIII Congresso

di Giovanni Gut

Quando abbiamo scelto come tema del XIII Congresso Nazionale “Forti della nostra identità, attraverso il lavoro, costruttori di speranza in Italia e in Europa”, abbiamo voluto iniziare un cammino che mettesse in evidenza alcuni tratti distintivi del Movimento Cristiano Lavoratori e che ci aiutasse a intraprendere una nuova stagione con ancora maggior vigore e forza.
I Congressi a livello locale, che si sono svolti negli ultimi mesi, hanno dato testimonianza della partecipazione e del fervore presenti nel nostro Movimento e, allo stesso tempo, hanno fatto emergere l’attenzione e il senso di attesa nei confronti nostri e del nostro futuro. Il momento in cui celebriamo il nostro Congresso è difficile, sia per la vita del Paese sia dell’Europa, ed è segnato da tanta incertezza, paura, rancore: elementi che abbiamo visto crescere in parallelo e in contrasto con le aspettative che hanno suscitato, in noi e intorno a noi, i diversi Congressi nei nostri territori. Abbiamo la responsabilità di rispondere a queste aspettative e di farci carico del clima pesante che il Paese sta attraversando, partendo, innanzitutto, dalla nostra storia e dalla nostra identità, ben sintetizzate dalle parole di Papa San Paolo VI, con cui nell’Angelus dell’8 dicembre 1972 salutava la nascita del nostro Movimento, e che abbiamo sentito ripetere spesso in questi ultimi mesi: “sappiamo che è presente un gruppo di Lavoratori cristiano, fedeli ai loro principi morali e sociali, e fiduciosi di portare la propria vita e nel mondo del lavoro moderno una testimonianza di fede, di solidarietà, di rivendicazioni sociali, di elevazione morale e civile”.
Proprio per la nostra storia e la nostra identità continuiamo a mettere al centro di tutto il lavoro. Sottolineare la centralità del lavoro significa sottolineare la centralità della persona, perché “attraverso il lavoro” non è uno slogan, ma è un modo di concepire la questione sociale, i rapporti economici, la politica: è il modo di concepire la comunità stessa. Abbiamo fatto nostri i richiami di Papa Francesco, più volte ripetuti, sulla “cultura dello scarto” per affermare un modello sociale che vada oltre l’utilitarismo e abbia come base la dignità della persona che lavora. Allo stesso tempo non può esserci vero sviluppo per il nostro Paese se non “attraverso il lavoro”, sia che si tratti di cogliere le opportunità dell’innovazione tecnologica o che si tratti di affrontare la crescita del Mezzogiorno.
Nel tema del Congresso abbiamo avuto il coraggio e l’ardire di voler contribuire a costruire la speranza, sia nel Paese che in Europa.
Per farlo dobbiamo guardare non solo alla nostra storia, alla nostra identità, alla centralità del lavoro, ma dobbiamo guardare a quello che viviamo nel nostro Movimento e che ci ha portati fin qui. In questi mesi c’è stata una riflessione profonda, a partire dal contributo per il Congresso, nelle varie assemblee locali: una riflessione che non si è ridotta ad esercizio intellettuale ma che si è confrontata con le realtà e la vita dei territori, un aspetto che dice molto del desiderio di vivere fino in fondo questa stagione. Le tante esperienze positive che possiamo raccontare, siano esse le iniziative formative, l’accoglienza delle persone immigrate, le varie forme di solidarietà internazionale, i rapporti internazionali, testimoniano la vitalità di chi non si rassegna ma vuole anzi essere ancora protagonista del nostro tempo. Una vitalità che è ancor più evidente grazie all’impegno dei tanti giovani che vivono il Movimento, che lavorano con noi, e che si assumono delle responsabilità nelle realtà in cui operano, come abbiamo visto anche in questo periodo congressuale. Allo stesso tempo la nostra vitalità si rinnova grazie ai nostri servizi e a quanti vi lavorano - che sono il primo e concreto modo con cui il Movimento si fa carico dei problemi della comunità e ne condivide i bisogni - e che vivono una stagione di fermento essendo chiamati a rispondere ad esigenze sempre nuove.
Tutto questo ha come motore uno dei valori fondanti del MCL che è alla base del nostro essere movimento popolare: la partecipazione, che è innanzitutto vivere il territorio, a partire dai circoli, affinché la nostra presenza possa incidere nella realtà e il Movimento possa essere un punto di incontro vero per la vita della comunità. La giusta soddisfazione per i tanti risultati positivi ottenuti non può essere un punto di arrivo, ma deve segnare il punto di partenza per il futuro.
Di fronte alle tante sfide che ci attendono, sia come Movimento che come Paese (già a partire dalle prossime elezioni europee), siamo chiamati ad osare, a cercare soluzioni nuove, a rinnovare il nostro impegno nei confronti della comunità. Siamo chiamati a testimoniare, soprattutto in questo frangente, la bellezza della presenza pubblica dei cattolici e del contribuito che portano alla vita del Paese. La passione e l’impegno che ci caratterizzano possano essere alla base delle scelte che faremo, delle responsabilità che ci assumeremo nei prossimi anni, affinché, tutti insieme, possiamo essere dei veri “costruttori di speranza”.

Giovanni Gut
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