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  Educazione, lavoro, valori: le chiavi per affrontare il futuro

Data di pubblicazione: Sabato, 17 Marzo 2018

TRAGUARDI SOCIALI / n.88 Marzo / Aprile 2018 :: Educazione, lavoro, valori: le chiavi per affrontare il futuro

Parla Mario Taccolini, Prorettore dell’Università Cattolica

In un mondo pieno di contraddizioni, sospeso fra cambiamenti convulsi e crisi di identità e di valori, abbiamo chiesto al Prof. Mario Taccolini, Prorettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, quali sono le prospettive per il nostro Paese, per il lavoro, per i giovani.

La nostra epoca, confusa e piena di conflitti, ripropone un tema molto caro ai cattolici: quello dei valori di riferimento su cui basare la vita, sia da un punto di vista sociale che individuale. Secondo lei in questa direzione quali ruoli si aprono per i cattolici?
E come poter essere incisivi?

Le vicende storiche che connotano l’Italia contemporanea, tra Ottocento e Novecento, significativamente permeate di spirito e di valori cristiani, dimostrano che i cattolici sono stati protagonisti sempre e soprattutto nelle situazioni di crisi, sia sociale che economica che istituzionale. Nella stagione difficile postunitaria (con il Risorgimento economico mancato), nel tempo della grande crisi agraria (con la nascita del movimento cattolico), durante la prima industrializzazione nel Nord Italia (con le prove di sindacalismo confessionale), negli anni della Grande Guerra (sacrificio nel nome di una patria finalmente condivisa), nella fase delicatissima di preparazione delle coscienze per il superamento del regime fascista (preparando il futuro), nel secondo dopoguerra “miracoloso” ma anche contraddittorio (comunque da governare in maniera complessa), nelle criticità sistemiche degli anni Settanta (per difendere il cuore dello Stato), ed anche nell’ultimo Novecento, nella fatica di ritagliarsi un ruolo a fronte della pervasiva secolarizzazione e delle divisioni interne al cattolicesimo. Certamente educazione e lavoro si sono rivelati i campi preminenti di impegno appassionato, efficace, incisivo, nel medio e nel lungo periodo, ancor oggi decisivi e sui quali è doveroso operare prioritariamente.

La situazione del mercato del lavoro riflette le contraddizioni della nostra epoca, sospesa fra passato e futuro: l’avanzamento delle tecnologie e la rincorsa verso nuovi modelli di fluidità ha comportato una riduzione di posti lavoro. Cosa, a suo parere, è necessario fare per rimanere al passo con i tempi (e con gli standard occupazionali europei)?
Le lezioni della storia insegnano che solo mantenendo l’uomo, prima di tutto e anzitutto, al centro dell’attenzione e degli interessi condivisi, è possibile aiutare qualsiasi nuovo modello di sviluppo ad imporsi e a non fallire.
Questo però vuol dire accettare la logica del dono, dello scambio asimmetrico, dell’economia sociale di mercato (o civile), dove con il legittimo profitto si coniuga la priorità della disponibilità solidale alla costruzione del bene comune. Un bene comune condiviso tra le generazioni e i popoli in difficoltà (ieri ostaggi dell’ideologia ed oggi in fuga), un bene comune globale perché coinvolto nelle dinamiche umane del terzo millennio.

La formazione rientra fra le priorità del nostro Movimento: ci battiamo per una formazione di qualità e che duri lungo tutto l’arco dell’esistenza lavorativa, dal periodo scolastico alla pensione. Qual è il suo parere in proposito?
Il tema della formazione permanente è centrale anche e soprattutto nel tempo della globalizzazione, nella stagione dell’economia della conoscenza in cui siamo immersi. In questa prospettiva l’Università italiana è chiamata a rimodularsi per venire incontro alle esigenze di un Paese da molto tempo inseguitore, che registra ancora gravissimi esempi di dualismo e disuguaglianza, proprio in termini di opportunità nella crescita del capitale umano. Sotto questo profilo è necessario riuscire a porre in evidenza, primariamente, il tema della qualità della formazione, per l’agenda attuale e futura della politica italiana inserita nel contesto delle istituzioni europee.

Da anni (quest’anno ricorre la X edizione della Summer School) il Mcl e l’Università Cattolica hanno istaurato una proficua collaborazione per formare una nuova classe dirigente che sappia guidare con responsabilità il futuro del Paese. Quale bilancio trarre da questa esperienza?
Si tratta di un’esperienza pilota con efficacia indubitabile. Il MCL costituisce un importante link istituzionale ed ecclesiale, culturale e sociale per l’Ateneo dei cattolici italiani, dove è possibile declinare in maniera vitale e dinamica le sollecitazioni, cogenti e costanti, della Dottrina sociale della Chiesa. Solo nel dialogo con il mondo associativo del lavoro, un’istituzione di alta formazione come la Cattolica, la prima università libera d’Europa, può davvero offrire un profondo e originale contributo di pensiero alla questione sociale, antropologica e globale che oggi si impone al futuro immediato.

I giovani sono la chiave di volta del nostro futuro. E’ importante, però, che siano aiutati ad essere consapevoli delle nostre radici, per potersi proiettare con vero senso di responsabilità verso il futuro. Secondo lei come possiamo trasmettere questo patrimonio valoriale?
Una realtà come il MCL può essere decisiva per la trasmissione di questo singolare patrimonio valoriale. Alimentando l’indagine storica, ad esempio, che significa porre interrogativi rilevanti e stimolanti pure alla stessa ricerca scientifica. Ma anche creando opportunità qualificate di confronto interdisciplinare, in modo tale da coltivare e promuovere le declinazioni storiche possibili di un grande insegnamento che attingiamo dai maestri e dai testimoni del cattolicesimo sociale italiano. Maestri e testimoni che si ravvisano nitidamente anche alle origini del MCL, origini fondate sulla testimonianza di uomini e donne liberi, nel mondo del lavoro come pure nella società, nell’economia, nella cultura, nella Chiesa.
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