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  La Relazione del Presidente Carlo Costalli

Data di pubblicazione: Martedì, 30 Gennaio 2007

relazione Costalli

relazione Costalli

STAMPA E PUBBLICAZIONI / Documenti :: La Relazione del Presidente Carlo Costalli

al Consiglio Generale Mcl
26 - 27 gennaio 2007


CONSIGLIO GENERALE MCL
Roma, 26 - 27 Gennaio 2007

RELAZIONE DEL PRESIDENTE NAZIONALE MCL
CARLO COSTALLI


       Ritengo indispensabile iniziare questa riflessione partendo dal Convegno Ecclesiale di Verona dell’ottobre scorso, dai contenuti e dalle indicazioni emerse, che riguardano l’impegno dei laici nella società: “le nuove frontiere del nostro impegno”.

       Del Convegno Ecclesiale, al quale abbiamo partecipato con una delegazione ufficiale, insieme a Don Checco, abbiamo fatto un ampio resoconto (con la pubblicazione del testo del discorso “integrale” del Papa) su Traguardi Sociali. E andiamo poi con lo sguardo rivolto alle Settimane Sociali dei Cattolici italiani che si terranno ad ottobre in Toscana (Pistoia e Lucca): abbiamo incontrato, recentemente, con la Presidenza nazionale al completo, Mons. Miglio – Presidente del Comitato organizzatore e del Comitato scientifico.

       E partirei proprio da alcune considerazioni dei due “maggiori” (almeno per me) relatori laici che a Verona si sono succeduti: il prof. Lorenzo Ornaghi e Savino Pezzotta.

       Ornaghi ha messo in guardia il mondo cattolico dalla tentazione dallo “straniamento dalle sorti del proprio Paese”. Questo straniamento – ha detto Ornaghi – destinato ad avere incalcolabili conseguenze negative, sarebbe un grave pericolo. La fedeltà o quantomeno la prossimità alle radici dell’identità nazionale più profonda e popolare, rappresentano, se non ci si lascia vivere da preconcetti, il tessuto comune di quelle “visioni” sul futuro, di cui il Paese intero ha bisogno in campo economico, sociale e politico.

       Non cadere definitivamente nell’apatia, né dover assecondare la tentazione che non sia possibile costruire nulla se non attraverso continue contrapposizioni. E’ in questo “farsi carico” che il cattolicesimo italiano, anziché lamentarsi (anche noi in passato qualche volta lo abbiamo fatto), può e deve trovare le ragioni dell’orgoglio, della sua storia, del suo presente, della sua capacità di guardare con coraggio e senza ideologismi al futuro.

       “La politica democratica – afferma Ornaghi – se necessariamente vive e cresce grazie alla insostituibile e legittima concorrenza partitica, non si esaurisce affatto nella competizione fra i partiti e aggregazioni partitiche. Facile è anzi prevedere che, negli anni che ci attendono, il gioco democratico ci porrà di fronte alle grandi questioni della politica: da quelle che direttamente determinano ciò che ormai chiamiamo il “bene-essere” di ogni persona e di tutte le comunità, a quelle della sicurezza, sino a quelle della biopolitica e di un’etica pubblica realmente creduta e praticata. La promozione della famiglia fondata sul matrimonio sarà al proposito – e non dimentichiamolo mai – un elemento centrale”.

       “La politica   che ci aspetta nei prossimi anni , le future e cruciali scelte collettive che oggi si delineano, chiedono allora che un consenso il più diffuso e convinto possibile venga cercato con idee nuove, con strumenti efficaci ed adeguati”.

       E qui anche il MCL deve attrezzarsi: rafforzando le proprie strutture, lanciando la Fondazione, rafforzando la presenza negli Enti locali ma, soprattutto non possiamo sottrarci al compito di ribadire la centralità delle “questioni educative”. “Educazione e promozione – ha detto Ornaghi – sono la risposta più grande di cui disponiamo per bloccare e rovesciare quei processi, all’apparenza inarrestabili   di scomposizione dell’esperienza umana”. Non è un compito agevole e non è una responsabilità lieve: lo sappiamo. Ma sappiamo anche che solo dall’educazione viene la bussola per potersi orientare dentro il “pluralismo” della società, dentro una condizione di relativismo sociale e culturale.

       Stiamo attraversando un periodo di profonde trasformazioni e dentro questo processo che si ripropone il tema della questione sociale non più soltanto sul versante economico-sociale, ma anche e soprattutto sul versante antropologico.

       “In questi processi di complessità sociale che viene posta con chiarezza la questione antropologica – ha detto Pezzotta – e, su questa base, dobbiamo impegnarci a costruire un nuovo “discorso pubblico”.

       Dobbiamo riaffermare un “esercizio di presenza” che deve esercitarsi a tutto campo; occorre un impegno socio-politico che si eserciti sul lavoro, nelle città e nei Paesi, nei luoghi di vita e non solo in quelli deputati alla politica, che, purtroppo tendono sempre più a divenire esclusivi, rivalutando il ruolo dei corpi intermedi.

       “L’impegno politico e la cura della città restano la forma più alta di carità; altrettanto forte però deve essere la convinzione che la politica non si esercita solo nei luoghi della rappresentanza politica o nelle istituzioni” (Pezzotta).

       L’impegno sociale deve essere assunto come il luogo dove è possibile nuovi livelli di solidarietà e di partecipazione civile e politica attraverso l’applicazione del principio di sussidiarietà e con il dinamismo della personalizzazione propria dell’associarsi.

       Ci aiuta la convinzione che solo le forze che affondano in questi valori, memorie, radici e percorsi possano, attraverso gli strumenti dell’associazionismo, della cooperazione, pensare di contribuire alla costruzione di un mondo più nuovo e più aperto, meno dipendente dalla sfera economica, dall’interesse particolare, dalla tecnica e dal potere fine a sé stesso: lo abbiamo affermato con forza al Congresso e qui lo risottolineiamo.

       “IL LAVORO: continua ad essere, aldilà delle teorie che ne hanno decretato la fine o cercato di sostituirlo con una valorizzazione dell’ozio, una delle attività più importanti della persona umana; va garantito, tutelato e giustamente remunerato, riconosciuto come elemento di partecipazione dei singoli alla vita comunitaria. Il lavoro deve tornare ad essere elemento centrale per la produzione di ben-essere per le persone, per la società e luogo di speranza per un buon futuro”. (Pezzotta)

       Tramite il lavoro va recuperata la dimensione relazionale dell’economia attraverso nuove forme di partecipazione e soprattutto valorizzando le esperienze dell’economia civile, del terzo settore, dell’impresa Non Profit, della Cooperazione: campi questi dove l’associazionismo cattolico sta già realizzando significative esperienze e dove MCL deve addentrarsi con più determinazione, con più coraggio.

       Le nuove forme del lavoro, del fare impresa, della partecipazione possono anche contribuire ad avvicinare al tema della festa (a noi molto caro). Il lavoro che stiamo facendo insieme alla Fondazione Biagi, un gruppo di giovani riformisti con “l’anima” cattolica, va in questa direzione.

       Abbiamo sottoscritto proprio in questi giorni, con il Centro Studi Marco Biagi, un accordo quadro programmatico per il consolidamento di una collaborazione strategica.

       A Verona è emerso con chiarezza che la Chiesa si trova in una situazione che, rispetto al passato, le consente di vivere forse anche con maggiore libertà la sua missione di annuncio del Vangelo e il suo messaggio di promozione umana, nel quale si collocano quelli che il Santo Padre ha definito “valori non negoziabili”: che non dobbiamo vivere come divieti o proibizioni, ma collocarli nella logica della difesa della dignità e libertà dell’uomo. E’ un’indispensabilità positiva quella che dobbiamo proporre e vivere, che ci chiama ad un impegno forte a difesa della vita, dal concepimento al nascere, al vivere al morire.

       Sono tutti questi compiti che toccano alla responsabilità dei laici cristiani; per noi del MCL campi di impegno: al centro ed in periferia. Alla Chiesa compete l’insegnamento evangelico e rendere evidente i tratti della dottrina sociale della Chiesa; deve educare alla politica lasciando ai laici la piena responsabilità e autonomia di decidere (nella chiarezza, però) le forme e i modi dell’impegno sociale e politico, sia in termini individuali sia organizzati.

       Su Traguardi Sociali trovate poi, come già detto, il testo (bello e, a Verona, applauditissimo) integrale del Santo Padre.

       C’è bisogno di una “coraggiosa azione evangelizzatrice” capace di “suscitare il rinnovamento dell’impegno dei cattolici nella società” ha ripetuto il Papa, poche settimane fa, ritornando sul convegno di Verona.

       Partiamo da queste considerazioni, partiamo da Verona per il programma annuale MCL con uno sguardo attento, come ho già detto, alle Settimane Sociali.

       Nell’incontro con Mons. Miglio abbiamo preso l’impegno di un’attenzione ed un impegno particolare. Al prossimo Comitato Esecutivo entreremo nei dettagli: sicuramente dedicheremo alle Settimane Sociali un’iniziativa nazionale di Formazione e Studio (potrebbe essere Senigallia di quest’anno) ed elaboreremo un contributo autonomo partendo dal Documento preparatorio uscito in questi giorni.

       Intanto una delegazione MCL con gli amici Di Matteo, Ghidoni e Ranzato, ha partecipato, sabato scorso, a Treviso (patria di Toniolo il fondatore delle Settimane Sociali), al primo appuntamento preparatorio organizzato dalla CEI.

       Siamo in un tempo in cui lo scenario politico non cessa di mostrarsi confuso e caratterizzato da una instabilità schizofrenica.

       Il Parlamento ha, da poche settimane, approvato la Finanziaria.

       Su questo punto voglio essere estremamente chiaro. Parlando del Governo, al Consiglio Nazionale del giugno scorso, dichiarai che: “MCL misurerà il Governo sui fatti con due priorità: i valori ed i principi che il Papa ha definito non negoziabili (vita, famiglia, educazione), ed i temi collegati al lavoro”. Ed a questa indicazione mi sono scrupolosamente attenuto!

       Sulla Finanziaria (deludente) ci siamo espressi solo dopo riunioni e dibattiti (più volte) in ufficio di Presidenza: non siamo andati in piazza (come non siamo andati in piazza per la pace), ma abbiamo il dovere (come sulla pace) di dire chiaro e forte il nostro giudizio, il nostro dissenso.

       Lo abbiamo fatto sulle inaccettabili iniziative del ministro Mussi sulla ricerca delle cellule staminali embrionali, lo abbiamo fatto sulle iniziative del Ministro Turco sulle “droghe leggere”, lo abbiamo fatto sul dibattito (ed i “tentennamenti” di diversi esponenti politici) sull’Eutanasia, lo abbiamo fatto e lo faremo con forza per il tentato riconoscimento (sventato nella Finanziaria grazie alla grande opposizione dei cattolici del Centro Destra, di diversi nel Centro Sinistra, della Chiesa in particolare) “delle unioni di fatto”, etero ed omo, parificandole alle famiglie!! E verificheremo su questo, con grande attenzione, l’atteggiamento dei cattolici impegnati in politica, in qualunque polo si trovino ad “operare”, (qualunque polo abbiano votato!). Verificheremo, vigileremo e denunceremo con forza, con ogni mezzo! Perché non prevalga una cultura laicista fatta di diritti e senza doveri.

       Su questi punti dobbiamo essere estremamente chiari. Il 2006 è finito con una serie di duri attacchi alla Chiesa Cattolica, (ed il 2007 non si preannuncia diverso), anche se non si tratta certo di novità: da almeno cinque o sei anni la chiesa cattolica è sottoposta ad un continuo ed incessante processo accusatorio su vari fronti che ha lo scopo di demolire la sua credibilità. Si è colta l’emergenza dell’estremismo islamico come un’occasione per colpire tutte le religioni, accusandole tutte indistintamente (proprio perché presumono di essere portatrici di verità) – di fondamentalismo. Sicchè le religioni produrrebbero le guerre mentre il relativismo sarebbe garanzia di pace: questo è il nuovo dogma del “politicamente corretto”, che pochi osano criticare! Su tale sfondo, denigratorio, si innestano poi le questioni bioetiche, il vero nodo dello scontro attuale: la Chiesa – sorda alla richiesta di aborto, fecondazione artificiale senza regole, eutanasia, matrimonio con diritto di adozione fra omosessuali- viene accusata di impedire agli individui di realizzare i propri desideri. I desideri nel frattempo sono diventati “diritti”, quindi sono stati rivestiti dell’unica socialità riconosciuta dalla società moderna, quella dell’umanitarismo, e la Chiesa pertanto è additata come il vero e unico ostacolo al raggiungimento della felicità. La Chiesa è attaccata proprio sui suoi fondamenti: la carità e la verità. La difesa della verità è considerata fondamentalismo, quindi lontana dalla ragione, anche quando si difendono realtà naturali. Ma è soprattutto sul piano della misericordia che la Chiesa è giudicata inadempiente   e quindi “cattiva”, cosa intollerabile in un contesto culturale in tutti fanno a gara per essere “buoni”.

       Cari amici come dicevo, dobbiamo essere estremamente chiari. Il futuro chiede ai cattolici di essere anticonformisti in quanto difensori della verità, e ben consapevoli che la verità non consiste, necessariamente, nell’opinione della maggioranza.   

       Tornando alla Finanziaria, il nostro dissenso è stato moderato e ragionato (nonostante le spinte ad un maggiore coinvolgimento in manifestazioni di dissenso, spinte che venivano anche dal nostro interno); un dissenso che ha coinvolto quasi tutta la società civile. E anche chi, come le organizzazioni sindacali, hanno avuto il “privilegio” di “contrattare tutto” (rischiando un ritorno ad un vecchio collateralismo) sono stati costretti a sostenere (o subire) manifestazioni e scioperi di categoria (pensionati, vigili del fuoco, trasporti pubblici, scuola) ed a “rischiare” pesanti contestazioni (vedi Assemblee alla Fiat-Mirafiori). Le problematiche che attraversano il Sindacalismo confederale sono complesse e mi ci soffermerò più avanti. Sulla Finanziaria voglio aggiungere qualche considerazione, anche perché non possiamo sottovalutare il   “dato politico”emerso:

       - Non si può governare un Paese complesso come l’Italia a voti di fiducia e con una maggioranza che si regge sui Senatori a vita.

       La Finanziaria , aldilà dei contenuti specifici, è senza un progetto, senza una prospettiva di sviluppo e, soprattutto senza   riforme (anche quelle a costo zero) ed “esagerata” nella quantità! E non si capisce perché (oppure si capisce bene…).

       E’ una manovra essenzialmente di tasse: dirette e riflesse (tasse degli Enti locali), “rattoppata” in tre mesi di continue contraddizioni e controindicazioni (anche da parte di Ministri), (e già corretta, appena approvata, per la “sanatoria” sui reati contabili), senza nessun segnale di riduzione reale della spese in settori del Paese “garantiti ed assistiti” da questa maggioranza …. . E’ una Finanziaria in parte ideologica, con poco coraggio nelle riforme strutturali soprattutto nel campo della spesa Pubblica, (comprese le Amministrazioni locali), del Welfare, delle pensioni. Deludente nei confronti delle famiglie, che escono più impoverite, e al limite della provocazione sul 5 per mille: prima dimenticato (ridicolo), poi, dopo “un‘insurrezione nel Paese” recuperato, ma solo parzialmente (circa 50%!). Sul 5 per mille: “La sussidiarietà tradita dal tetto imposto dal governo”, ha affermato il settimanale VITA (non un giornale fiancheggiatore” del centro destra!!)

       In questo percorso , come dicevo, l’atteggiamento del sindacato è stato altalenante: collaterale come non si vedeva da molti anni quello della CGIL, (addirittura irritata davanti alle contestazioni al governo della FIOM di Rinaldini e Cremaschi) ed incapace a superare una cultura antagonista dei rapporti di produzione; in difficoltà CISL e UIL a spiegare ai lavoratori, che ritengono di rappresentare, misure che spesso sono solo di conservazione di vantaggi corporativi, che vanno a scapito dei giovani; ed i pochi vantaggi fiscali vengono ampiamente superati dai vari provvedimenti su bolli, casa, trasporti, ticket sanitari, tasse locale, ecc. Dai sindacati oggettivamente ci saremmo aspettati di più, anche sulla “pasticciata” decisione del TFR. Non è facile dimenticare le troppe (anche oceaniche) e, qualche volta politicamente strumentali, manifestazioni degli anni precedenti.

       Noi continueremo a seguire con grande attenzione, in autonomia e senza alcuna sudditanza e subalternità , il percorso del Governo, in particolare sui temi etici; (che potrebbero vederci anche attori, insieme ad altri, di manifestazioni pubbliche di dissenso, qualora le iniziative governative sui PACS ed EUTANASIA) lo ritenessero utile…), e poi le riforme che chiediamo con forza: completamento (e non abrogazione) della Legge Biagi (ammortizzatori sociali e Statuto dei lavori), riforma del Welfare che metta al centro il tema della famiglia, e rilanciando un “patto generazionale”; con una riforma delle pensioni che “guardi” verso i giovani;   la ripresa di un percorso riformatore in senso Federale (che tutti hanno dimenticato dopo il referendum, ma che è necessario riprendere anche per correggere scelte sbagliate fatte precedentemente).

       Il proseguimento della modernizzazione della pubblica amministrazione, la promozione di processi reali di liberalizzazione contro gli assetti monopolistici; (soprattutto nei Servizi e nelle pubbliche utilità- i cosiddetti monopoli pubblici locali- per realizzare, finalmente, un mercato veramente concorrenziale nell’innovazione, nella sicurezza, nella qualità e nelle tariffe fra le più alte in Europa) a vantaggio dei cittadini.

       Gli anni ’90 ci hanno insegnato che privatizzare senza liberalizzare porta solo a sostituire i monopoli pubblici con monopoli privati, alimentando ampie posizioni di rendita e di potere.

       L’assunzione prioritaria di una moderna politica di democrazia economica (fondi pensione, azionariato dei lavoratori, responsabilità sociale, enti bilaterali, ecc.). Su questi ultimi due temi (liberalizzazione e democrazia economica) la CISL, oggettivamente, è sempre stata attivamente “dalla nostra parte”: ci auguriamo che continui con maggiore determinazione.

       Questi sono i temi su cui giudicheremo, ripeto, con trasparenza ed in autonomia il Governo e le forze politiche (tutte), anche nei prossimi mesi.

       Cari amici adesso è indispensabile parlare di noi, della nostra adeguatezza (o meno) ad essere conseguenti, anche in periferia, alle cose che diciamo, che decidiamo di fare, (a distanza di un anno dal Congresso Nazionale), e tenendo ben presenti le dinamiche di cambiamento, le trasformazioni in atto, il rilevante decentramento amministrativo.

       Ho detto altre volte che “il nostro ruolo, in quanto cattolici, sia quello di coniugare il possibile con il giusto, senza inseguire teorie astratte ma tenendo come punto di riferimento la centralità della Dottrina Sociale della Chiesa”.

       Partendo da queste considerazioni, la formazione e l’attenzione alle politiche educative devono diventare sempre più leva strategica per il M.C.L..

       E’ indubbio che abbiamo fatto, in questi anni, importanti passi in avanti: in molte province si iniziano ad organizzare momenti formativi e convegni culturali.

       Dobbiamo però fare di più. – Uno sforzo maggiore lo devono fare le Presidenze provinciali: tutte devono prevedere percorsi formativi. Un’attenzione particolare deve andare ai giovani – una risorsa importantissima cui dedicare sempre più attenzione – adesso che, con la definizione, in corso, di un nuovo regolamento, si concretizzerà una loro presenza nel Movimento e sul territorio. I Presidenti Provinciali sono invitati con forza, ad aiutarli. E poi, sottolineo ancora una volta, un’attenzione ai circoli che devono “affiancarsi” sempre più alle Parrocchie.

       Emerge dai dibattiti (tanti) nella Presidenza Nazionale la necessità di rafforzare la nostra struttura per meglio rispondere alle esigenze dei nostri associati in una società in grande trasformazione. La crescita del Movimento (e un po’ di “sana” concorrenza) spinge tutte le organizzazioni Non Profit, (quindi anche MCL), a diventare più efficienti, snelle, trasparenti.

       Pertanto dobbiamo:

1) - rafforzare le nostre strutture regionali, anche attraverso forme di finanziamento: su questo tema il dibattito è iniziato ma non è stata trovata una soluzione condivisa. Alimentiamo il dibattito, anche in questo Consiglio Generale; poi tireremo, in Esecutivo Nazionale, le opportune conclusioni;

2) - riqualificare il tesseramento: qualitativamente; troppo spesso sottovalutato e ritenuto quasi una “prassi normale”, da dover fare…   . Lanceremo quest’anno una campagna “ad hoc”; ne parlerà il Segretario Generale;

3) - dedicare maggiore attenzione al decentramento amministrativo ed al tema delle Autonomie locali attraverso il rilancio dell’Ufficio Enti locali, anche con iniziative specifiche;

4) - avere maggiore attenzione alle cose che “produciamo” noi, anche sul piano formativo: relazioni, articoli, atti di convegni e congressi, ed in particolare Traguardi Sociali: “che è fatto sempre meglio”, soprattutto per quanto riguarda i contenuti: per un verso “approfondisce la linea” che gli organi elaborano e per un altro verso è diventato un laboratorio di dibattito e confronto: va letto e va fatto leggere.

       Non può mancare poi ad un Movimento come il MCL, sempre attento ai temi del dialogo, un’attenzione particolare, all’area euro-mediterranea, in una stagione di grande difficoltà: l’integralismo islamico, le guerre e le distruzioni in molti Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, il dramma dell’immigrazione clandestina e le difficoltà dell’Europa ad affrontare strategicamente questi temi; nel mezzo il ruolo della Chiesa con il coraggioso ed importantissimo viaggio del Papa in Turchia.

       Il MCL non è affatto nuovo ad iniziative che hanno questi riferimenti e questi obiettivi e che ci ha portato alla costruzione di una grande rete di rapporti dai Balcani (tutti) al Libano, a Israele (sarà con noi ad aprile Mons. Twal vescovo proprio a Gerusalemme), all’Egitto, al Marocco, alla penisola Iberica, con i problemi che ha per l’immigrazione. Ma quest’anno faremo qualcosa di più: grazie alla collaborazione con EZA ed altri partners europei, abbiamo approntato un progetto annuale che partirà da Roma ad aprile con un Seminario Internazionale (con la presenza, oltre che di Mons. Twal, di Mons. Crepaldi – Segretario del Pontificio Consiglio della Giustizia e Pace e del Prof. Parsi dell’Università Cattolica di Milano, che ci ha “supportato” nel progetto, di rappresentanti provenienti da Istanbul, Beirut, Sarajevo, il Cairo); poi andremo a Sarajevo per un Seminario con rappresentanti di tutti i Balcani ed, in autunno, a Reggio Calabria, per concludere, poi, il progetto a Catania con un importante convegno su “Immigrazione e lavoro”.

       Saranno tutte occasioni di confronto, di esperienze, di dialogo anche attraverso forme di cooperazione e di aiuti ad opere della Chiesa di Gerusalemme o della Chiesa Cattolica in Bosnia, come in Egitto.

I nostri servizi

       Ritengo indispensabile dedicare ampio spazio ai nostri Servizi ad ogni riunione degli organi del Movimento (lo facciamo anche in Presidenza).

       Adesso dobbiamo “andare oltre” se vogliamo essere all’altezza degli obiettivi e delle sfide che ci siamo politicamente prefissi: lo richiede la nostra presenza nel CNEL, nel Forum del Terzo Settore, la “voglia” e la necessità di partecipare attivamente al dibattito in corso sulle riforme del Welfare, sulla sussidiarietà, sull’Impresa sociale, ecc.

       Ho detto altre volte che non basta più parlare solo in termini di “pratiche di pensioni” e “assistenza fiscale”. Non basta più anche se su questi temi siamo “più efficienti”.

       Dobbiamo fare delle “riflessioni strutturali” ho detto all’ultima Presidenza Nazionale. L’aver raggiunto l’obiettivo del “contratto unico” ci da la possibilità di fare un salto di qualità. Non sottovalutiamo questo obiettivo: primo perchè è una promessa mantenuta (non da poco e non facile) poi, soprattutto, perché ci fa fare il salto di qualità: entriamo nel cerchio (ristrettissimo) delle grandi organizzazioni!

       Abbiamo superato il coordinamento come lo abbiamo inteso negli anni precedenti: è la Presidenza Nazionale ora che coordina, approfondisce, da le indicazioni generali: cui tutti attenersi. Coordinarsi è diventato indispensabile e non lo facciamo abbastanza (ancora), lo abbiamo “visto” al 5 per mille al MCL: un ottimo risultato, ma non omogeneo, su tutto il territorio Nazionale.

       Lo è strategicamente indispensabile per il SIAS ed il CAF (come ho detto recentemente ai rispettivi Consigli di Amministrazione: troppi servizi agli assistiti, dai RED a DSU, dalle deleghe sindacali fino al 5 per mille, sono strettamente collegati (e non concorrenziali!!).

       Confermata e rafforzata la scelta politica è operativamente che il Coordinamento va approfondito, registrato e verificato. E’ sul territorio che ora va realizzata una vera politica integrata dei Servizi, per rispondere in modo unitario alle domande di tutela delle persone, attraverso un uso razionale ed efficiente dell’insieme delle risorse (umane, strumentali, finanziarie).

       L’attenzione verso il nuovo poi deve concentrarsi soprattutto su alcune “aree” già individuate: consumatori, immigrati, lavoro interinale, nuovi servizi in agricoltura.

       Questo comporta anche un’attenzione maggiore verso i “quadri tecnici” dove spesso facciamo troppa confusione tra competenze tecniche e ruoli politici. Un’attenzione che vuol dire dar vita ad un grande processo di “aggiornamento” con un’attenzione particolare anche alle “risorse finanziarie”: la loro individuazione quantitativa, le sinergie tra le varie fonti, (ancora di più!), la valutazione delle priorità (che decide il MCL), la trasparenza condivisa dell’uso delle risorse.

       Ed inoltre la necessità di rafforzare le nostre strutture al centro ed in periferia allargando, delegando e investendo (anche nei Servizi) su quadri giovani e sempre più qualificati.

       Cari amici, come ho detto altre volte ci sono grandi attenzioni intorno a noi (ed i segnali sono tanti) che non dobbiamo deludere, e possiamo farlo in tanti modi:
- lo possiamo fare “sedendoci”, accontentandoci dei risultati raggiunti (basta guardarsi indietro per farlo!);
- lo possiamo fare riducendo la nostra organizzazione al semplice “fare”, senza un pensiero fondativo e orientativo e dimenticando educazione e formazione; o peggio ancora dividerci fra chi “fa servizi” e chi fa “cultura”, come se le due cose fossero antagoniste;
- lo possiamo fare riprendendo una “sommersa conflittualità” che qua e là, riemerge in qualche (poche, per fortuna) provincia;
- lo possiamo fare “conservando e autoreferenziando”: senza aprire ai giovani (o comunque al “nuovo che avanza”);
- lo possiamo fare “vendendo” o addirittura “regalando” la nostra autonomia: in campagna elettorale qualche “tentazione”, in qualche provincia, c’è stata!
- lo possiamo fare non impegnandosi concretamente per “l’altro”, considerando l’impegno per la cooperazione internazione, non essenziale , non prioritario, non essendo così coerenti, nei comportamenti, alle cose che diciamo;

NON POSSIAMO PERMETTERCI DI DELUDERE LE ATTENZIONI E LE ASPETTATIVE!


       Ho detto al Congresso (e qui ripeto) che “si tratta di mettere in campo uno sforzo vero di presenze, nel tempo che ci è dato”. Dobbiamo avere la coscienza a posto di averci almeno provato. Ci stiamo affermando come un Movimento (anzi il Movimento) popolare della responsabilità e della partecipazione: sono certo che nei prossimi anni avremo ancora molta attenzione (e riconoscimenti), per il lavoro che facciamo, per coloro che cerchiamo di rappresentare.


Roma, 26 gennaio 2007
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