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  “C’è ancora tanto bisogno di sindacato nella società italiana”

Data di pubblicazione: Lunedì, 5 Febbraio 2018

TRAGUARDI SOCIALI / n.87 Gennaio / Febbraio 2018 :: “C’è ancora tanto bisogno di sindacato nella società italiana”

Intervista ad Annamaria Furlan

Una donna alla guida della Cisl: è Annamaria Furlan, genovese, eletta segretaria generale l’8 ottobre 2014. Con lei abbiamo parlato di lavoro, ovviamente, ma anche di giovani e di evoluzione del modello sindacale.

Il mondo sindacale sta attraversando da lungo tempo una crisi senza precedenti: quali sono le ragioni a suo parere? Secondo alcuni mancherebbe quell’unità nel mondo sindacale che, appena qualche decennio fa, ha contribuito a disegnare la storia del diritto del lavoro in Italia. E’ così? O piuttosto c’è bisogno di un sindacato nuovo, più flessibile, meno arroccato e più adatto alla velocità dei cambiamenti?
Sono anni che si parla di crisi del sindacato.
Eppure i nostri iscritti continuano a crescere tra i lavoratori attivi in molti settori come i servizi, il terziario, l’agroalimentare, ed ogni volta che si vota nei posti di lavoro le liste dei sindacati confederali raggiungono quasi il 90% dei consensi. Tuttavia, è chiaro che dobbiamo anche noi rinnovarci e cambiare la nostra strategia complessiva di rappresentanza, aprendoci ai nuovi lavori ed ai bisogni delle nuove generazioni e del territorio, anche con nuovi servizi e tutele. La Cisl lo sta facendo già da alcuni anni, modificando le proprie regole interne con rigore ed in trasparenza, e dando più spazio ai nostri delegati nelle categorie e nei territori. C’è ancora tanto bisogno di sindacato nella società italiana.
Per questo occorre un sindacato che rimetta la persona umana e la dignità del lavoro al centro della propria azione, attraverso la creazione di una “leadership diffusa” dei nostri delegati in ogni posto di lavoro e tra i pensionati, in rappresentanza di più di 4 milioni di iscritti. Questa è la strada che farà la differenza. Il modello dell’uomo solo al comando o della disintermediazione non ci piace perché non funziona e ci allontana dalle persone, svilendo la nostra missione ed il nostro operato.

Quali sono secondo lei le linee evolutive lungo le quali dovrebbe muoversi un sindacato che voglia essere moderno e al passo con i tempi?
Il sindacato deve continuare a battersi per costruire una società più giusta, per la democrazia economica e per ridurre le diseguaglianze sociali che sono cresciute in Europa e nel nostro Paese negli ultimi anni. Dobbiamo fare di più per il lavoro dei giovani, per un fisco più equo, ridurre l’area della povertà ed il divario Nord-Sud.
Queste rimangono le nostre priorità sulle quali dobbiamo costruire alleanze programmatiche con tutto il mondo dell’associazionismo, a cominciare da quello ispirato ai valori del cattolicesimo sociale.
Ma il sindacato non deve mai rinunciare alla difesa dei valori della democrazia, della partecipazione, della tolleranza, dell’accoglienza e della inclusione sociale. Sono valori universali da difendere e da divulgare tra i giovani. Confrontarsi con proposte autorevoli, stare ai tavoli e saper chiudere i negoziati portando a casa risultati concreti e non velleitari: deve essere il ruolo del sindacato. La Cisl è una organizzazione che ha saputo fare della sua autonomia il valore centrale, che sa sempre indicare al Paese una strada responsabile. Noi non siamo un movimento.
Guai a confonderci con altri ruoli. Siamo e resteremo una grande associazione libera, pluralista, autonoma dalla politica che attraverso la rappresentanza coglie dei risultati per le persone che rappresentiamo.
Un sindacato al cento per cento. Non a caso abbiamo registrato un impegno straordinario e collettivo di tutto il gruppo dirigente sulle battaglie sindacali che abbiamo portato avanti in questi mesi.
E le tante assemblee che abbiamo fatto con i nostri delegati hanno testimoniato il grado di apprezzamento nei confronti della linea chiara e responsabile della Cisl. Continueremo su questa strada anche nei prossimi anni sulla scia dell’insegnamento dei nostri padri fondatori.

Il tema del lavoro è indubbiamente il vero nodo del Paese: quali ricette propone la Cisl?
Il lavoro e la sua tutela rappresentano la prima e la più grave questione sociale del Paese, come ha ricordato il Presidente della Repubblica Mattarella, su cui tutti dobbiamo concentrare i nostri sforzi, con proposte serie e attraverso un impegno coerente e collettivo delle istituzioni, delle imprese, del sindacato.
Il dialogo sociale è indispensabile, perché nessuno può farcela da solo. Il lavoro si crea con una maggiore crescita economica del Paese, cambiando a livello europeo le regole troppo rigide del fiscal compact in modo da consentire maggiori investimenti pubblici in infrastrutture, ricerca, innovazione, qualità dei prodotti, tutela dell’ambiente e del territorio. Bisogna ricomporre le antiche fratture occupazionali, sociali ed infrastrutturali tra il Nord ed il Sud, superare i veti davvero antistorici dei tanti che nel nostro Paese ostacolano le opere pubbliche e il necessario sviluppo industriale.
Ma il 2018 deve essere soprattutto l’anno della riforma fiscale. Questa rimane per la Cisl uno dei primi fattori di sviluppo in grado di fornire una spinta forte ai consumi ed alla domanda interna e sulla quale abbiamo raccolto centinaia di migliaia di firme già due anni fa. Occorre una riforma fiscale che tagli strutturalmente le aliquote fiscali, partendo dai ceti più deboli, in modo da alzare i salari e le pensioni, premiare le imprese che investono ed assumono, combattere l’evasione attraverso il contrasto d’interesse, sostenere con una minore tassazione ed un assegno universale i nuclei familiari. La famiglia rimane per noi l’asse centrale della società che bisogna sostenere con maggiori risorse pubbliche ed un patto serio per la natalità.
In una recente intervista lei ha definito il lavoro dei giovani una “priorità del paese”.

C’è sicuramente bisogno di azioni incisive e condivise per dare ossigeno al mercato del lavoro e rilanciare l’occupazione giovanile. Quali le vostre proposte?
Il lavoro per i giovani si crea con la crescita e con maggiori investimenti in infrastrutture, ricerca, innovazione, formazione e riqualificazione, tutela dell’ambiente e del territorio. Ma bisogna soprattutto far decollare anche le politiche attive del lavoro ed una vera alternanza scuola-lavoro per incrociare la domanda con l’offerta delle nuove occupazioni da parte delle imprese. E’ necessario un dialogo ed una sinergia più stretta tra imprese, scuola, università ed esigenze del territorio. Ecco perché come Cisl consideriamo molto utili ed apprezzabili le misure inserite dal Governo nella Legge di Bilancio che riguardano gli incentivi per la formazione nel piano impresa 4.0, la conferma del credito d’imposta, le zone speciali e, soprattutto, la decontribuzione delle assunzioni per i primi tre anni strutturalmente al 50 % nel centro nord ed al 100% al Sud. Bisogna continuare su questa strada, favorendo gli investimenti produttivi con accordi nei territori e con una nuova politica industriale che punti ad alzare la produttività e la qualità attraverso la partecipazione dei lavoratori.

A braccetto con la questione giovani c’è la faccenda pensioni: un mix micidiale che lascia profilare all’orizzonte il rischio dell’acuirsi di uno scontro generazionale che sarebbe devastante per il Paese. Cosa si può fare per arginare questa pericolosa prospettiva?
E’ una prospettiva sbagliata. Lo scontro tra giovani ed anziani è uno slogan alimentato unicamente da chi vuol fare solo demagogia e fazioso populismo.
Di certo non fa bene al nostro Paese questa continua speculazione, oggi anche per motivi elettorali, sulla futura pensione dei giovani o incentivando un presunto conflitto generazionale. Per questo noi diciamo: basta con il mettere sempre i figli contro i padri o i nonni. E’ una battaglia che dobbiamo fare insieme a tutto il mondo dell’associazionismo.
Quello che è certo è che noi continueremo il confronto con il Governo per una pensione di garanzia per i giovani e per cambiare il sistema di calcolo contributivo, ma sapendo anche che oggi i giovani chiedono soprattutto di lavorare in maniera stabile. Questa è la vera emergenza da affrontare adesso.
Bisogna occuparsi di investimenti nella formazione, incentivare le assunzioni di più laureati, sostenere la nuova imprenditorialità nei settori d’eccellenza del nostro paese. Occorre rinnovare un patto di interessi tra giovani ed anziani, fondato sulla solidarietà tra le generazioni e non sulla divisione.

Fiammetta Sagliocca
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