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  Intervista a Luigi Sbarra, Segretario Generale Aggiunto della Cisl

Data di pubblicazione: Lunedì, 28 Maggio 2018

TRAGUARDI SOCIALI / n.89 Maggio / Giugno 2018 :: Intervista a Luigi Sbarra, Segretario Generale Aggiunto della Cisl

La politica riparta dalla responsabilità

Il lavoro è il nodo centrale del nostro tempo, ancor più cruciale in Italia, dove decenni di politiche ‘disattente’ hanno determinato tassi allarmanti di disoccupazione (giovanile e non solo).
Quali le prospettive per una ripresa stabile?
E come far sì che la persona sia al centro delle strategie politiche ed economiche? Ne abbiamo parlato con Luigi Sbarra, eletto nel marzo di quest’anno Segretario Generale aggiunto della Cisl, dopo una lunga e positiva esperienza alla guida della Fai Cisl.

Nell’ultima campagna elettorale la politica si è preoccupata di elaborare slogan più o meno fantasiosi e poco sostenibili sul piano economico, laddove sarebbe stato ben più opportuno tornare con i piedi per terra e lavorare alla creazione di nuovi posti di lavoro… Cosa ne pensa?

L’occupazione si crea con lo sviluppo economico, non ci sono scorciatoie. Servono investimenti soprattutto nei settori in crescita. Abbiamo un problema molto serio in particolare con l’occupazione femminile e giovanile, che restano molto al di sotto della media europea. Vanno poi rafforzate le politiche attive, che costituiscono la principale carenza nel quadro attuale: va messo a regime l’assegno di ricollocazione, potenziati i Centri per l’impiego, ridisegnata “Garanzia giovani”.
Vi è poi il tema del rapporto scuola-lavoro, che si può affrontare estendendo l’utilizzo dell’apprendistato duale, e migliorando l’operatività dell’alternanza. C’è da affrontare il tema della qualità dell’occupazione: positivo che sia stata resa strutturale la politica di incentivazione al lavoro a tempo indeterminato, ma va anche affrontato il problema della cosiddetta Gig economy.
La sfida coinvolge anche noi del sindacato: dobbiamo rappresentare e tutelare anche questi addetti puntando ad estendere la contrattazione collettiva.

Come rilanciare l’occupazione, in particolare nel Mezzogiorno che storicamente soffre l’arretratezza delle infrastrutture, una burocrazia elefantiaca, politiche fiscali penalizzanti e, non ultimo, la minaccia della criminalità?

La sfida di un Mezzogiorno riscattato allo sviluppo non riguarda solo le aree deboli, ma l’intero Paese e l’Europa tutta. Non è ancora stata recuperata l’occupazione persa nella crisi, e le distanze si allungano. Pesa il drammatico gap infrastrutturale, l’elevato numero di giovani Neet, la bassa occupazione femminile e giovanile. La decontribuzione per i nuovi assunti a tempo indeterminato ha dato risultati interessanti ed abbiamo chiesto ed ottenuto che fosse riproposta per il 2018, anzi chiediamo che sia mantenuta per tutto il periodo della nuova programmazione europea.
Ma certamente non bastano gli strumenti di politica del lavoro quando il vero problema del Sud è lo scarso numero di imprese. Affrontare seriamente le questioni delle infrastrutture, della burocrazia, della criminalità è senz’altro importante, in quanto questi sono tra gli ostacoli alla nascita e crescita delle imprese. Vedo poi due grandi problemi: sempre più spesso questi interventi sono finanziati con i fondi europei che stanno sostituendo quasi del tutto la spesa ordinaria dello Stato, segno che l’Italia da anni ha smesso di credere nelle potenzialità del Mezzogiorno; inoltre queste misure vengono attuate con eccessiva lentezza.

Lei è conosciuto, in ambito Cisl e non solo, come uomo attento al valore della persona e alla dignità del lavoro. Su questo terreno, che tocca da vicino anche il MCL, quanta strada c’è ancora da fare?

La centralità della persona è un principio cardine della dottrina sociale, alla quale sia il nostro sindacato sia MCL si ispirano. La Cisl vede in questo riferimento un sostegno portante e la fonte delle sue ragioni fondative. Per noi la rappresentanza non si esaurisce nella firma di una delega.
è un legame che si fa presenza costante, ascolto e sostegno quotidiano, misura di un impegno continuo, che nasce e cresce grazie a una strategia della prossimità che rende il nostro modo di intendere l’azione sociale insostituibile rete sussidiaria.
Un patrimonio irrinunciabile, specialmente nell’attuale contesto politico e istituzionale.
Le elezioni dimostrano che siamo a uno snodo cruciale, in cui la protesta si lega a una concreta domanda di rinnovamento. Bisogna riconciliare la politica con la mediazione sociale.
Le articolazioni istituzionali vanno ricollegate alla vitalità della società civile, per dare maggiore stabilità ed equità alle funzioni decisionali di ogni livello. In tal senso, il sindacato è il network più prezioso, il canale più solido e affidabile per ancorare il motore del cambiamento alla concretezza della realtà, orientandolo sulle esigenze delle fasce più deboli.

Rilanciare la formazione è questione primaria per avvicinare domanda e offerta di lavoro, come pure per favorire l’inserimento giovanile e la ricollocazione dei lavoratori attualmente fuori dal mercato. Cosa ne pensa?

Infatti non vi è solo un problema di carenza di domanda. La carenza di competenze costituisce un importante freno all’occupazione di qualità e alla crescita del mercato del lavoro. L’accelerazione del progresso tecnologico rischia di aggravare il mismatch tra domanda e offerta di lavoro.
Il nostro Paese investe poco e male. Occorre un programma straordinario di aumento delle risorse, l’allargamento della platea di lavoratori coinvolta, la generalizzazione del credito d’imposta per formare nuove competenze, regole certe e agili per lo sviluppo dei Fondi interprofessionali, garanzie per i lavoratori (in particolare se a bassa professionalità o non più giovani) di accedere a una formazione giusta e adeguata, una riforma del diritto allo studio e delle 150 ore, che sostenga l’elevazione delle competenze digitali, linguistiche e trasversali. Va anche affrontato il tema di un sistema universitario che, nonostante l’ottimo livello dei docenti, produce una tra le più basse quote di laureati in Europa.

Europa, famiglia, politiche fiscali e welfare sono le nuove frontiere su cui dovrà concentrarsi il dibattito politico e sindacale. Quali proposte ritiene prioritarie?

La scansione dei dossier da affrontare è giusta, e le direttrici sono quelle che la Cisl ha indicato in questi mesi: rilancio degli investimenti produttivi, rimodulazione fiscale a sostegno dei ceti medi e popolari, ripartenza delle politiche per la famiglia, riscatto delle aree deboli. Si aggiunge la sfida di una democrazia economica da cogliere in tutte le articolazioni contrattuali e legislative.
Vanno affrontate in particolare tre grandi priorità: prima di tutto dobbiamo riguadagnare il terreno perso in dieci anni di crisi, con una politica industriale che metta al centro le ragioni della buona occupazione. C’è poi un secondo banco di prova, che riguarda il bisogno di affrontare con autorevolezza il summit europeo di fine giugno e, più in generale, la fase di rinnovo delle istituzioni europee. Dobbiamo arrivare a questi appuntamenti con voce unica e autorevole per promuovere un progetto di un’Europa comunitaria, politica, contrattuale, democratica, orientata al riscatto delle realtà più sofferenti, liberata da burocrazie e rigorismi insensati. Il terzo asse ha a che fare con uno scenario internazionale rovente. Dobbiamo costruire stabilità: ogni afasia politica è un peso che allontana l’obiettivo della pacifica cooperazione tra nazioni. Certo è che il Paese ha bisogno di un Governo a funzioni politiche piene.
è il momento che la politica esprima massima responsabilità.
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