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  A Belgrado un Seminario MCL sull’allargamento dell’UE ai Balcani Occidentali

Data di pubblicazione: Giovedì, 8 Marzo 2018

TRAGUARDI SOCIALI / n.88 Marzo / Aprile 2018 :: A Belgrado un Seminario MCL sull’allargamento dell’UE ai Balcani Occidentali

L’avvenire dei Balcani dipende da noi


Da qualche giorno negli ambienti delle Istituzioni europee - Parlamento e Commissione - si è ripreso a parlare di “una strategia per i Balcani Occidentali”: non ci sono ancora chiare linee di percorso ma la prospettiva sembra guardare al 2025 almeno per l’adesione di Serbia e Montenegro, due Paesi già candidati ufficialmente.
Altri quattro, Albania, Kosovo, Bosnia Erzegovina e Macedonia sono collocati in una fascia che prevede un’attesa più lunga. In questi Paesi i parametri economici sono ancora molto deboli, le economie sono fragili e spesso la corruzione galoppa! C’è anche una consistente crisi demografica, così come del resto in tutti i Paesi dell’Unione, e questa rappresenta una sfida nella sfida da cui dipenderà molto del futuro del nostro Continente.
Dopo la Commissione Juncker, il suo successore dovrà spingere per favorire l’integrazione di questi Paesi e accompagnarli verso una democrazia con standard occidentali.
Recentemente il nostro MCL, a Belgrado, ancora una volta, nel corso di un Seminario di studi internazionali, ha visto il Presidente Carlo Costalli confermare la posizione a favore di questo allargamento che “deve essere fatto per garantire la pace e sostenere il dialogo ad ogni livello”.
La vicenda della ex Jugoslavia si potrà chiudere solo così e dalla partecipazione di tutti questi Paesi alla vita dell’UE potrà nascere una nuova stagione di sviluppo e di democrazia sostanziale.
La Serbia è la più avanzata nel percorso verso l’integrazione ma resta irrisolta la grave questione del Kosovo che apre ancora a scenari bellicosi: recentemente alcuni esponenti del sindacato kosovari hanno perso la vita in incidenti che riportano alla luce ancora tanto rancore ed una pacificazione vera troppo lontana. La Macedonia non riesce a chiudere con la Grecia la questione del nome e al suo interno l’attrazione per “la grande Albania” raccoglie ancora un vasto consenso: il Paese ha governi molto deboli.
La paura che condiziona Bruxelles è legata al tempo: troppi temono per un percorso rapido ma recentemente il Presidente francese Macron, nel chiedere il rispetto delle regole, ha parlato “dell’acquis e delle esigenze democratiche”, e anche negli ambienti della CDU tedesca si “vuole concretizzare una prospettiva di adesione per tutti i Paesi dei Balcani Occidentali”.
Ecco allora che nelle Nazioni che aspirano all’adesione deve concretizzarsi “la democrazia e con essa lo Stato di diritto”: questa, mi sembra, che sia la vera questione aperta su cui gira il dilemma dell’allargamento.
La “fretta” (?) con cui nel 2004 fu aperta la partecipazione all’UE dei Paesi dell’ex patto di Varsavia e di Malta e Cipro, fa rafforzare molti pregiudizi da parte di coloro che si oppongono: temi legati al dumping sociale, alle crisi migratorie, alla questione della gestione dei fondi fanno pensare ad una progressione graduale, l’UE non è il supermercato della solidarietà e, dopo la Brexit, molti vedono in questa prospettiva solo l’interesse della Germania per rafforzare le sue influenze in una zona che, secondo me, deve comunque essere “legata al più presto” al nostro destino.
L’influenza della Russia e della nuova Turchia non può essere contrastata con l’embargo, ma ad essa si deve opporre un progetto che contrasta la propaganda nazionalista ed antieuropea: senza fare niente il nazionalismo riaffiora con forza e nostalgia.
Bruxelles deve favorire la civilizzazione di una società distrutta da oppressioni, invasioni e guerre e - anche alla luce della maggioranza musulmana che c’è in alcuni Paesi - deve respingere la possibilità che un Islam radicale si rafforzi nei Balcani occidentali.
La Commissione dice di non volere questa prospettiva e nel concordare chiediamo il coraggio di segnali più decisi per tutta la regione: alla gradualità bisogna sostituire la contemporaneità, anche per evitare che qualcuno ponga il veto verso altri.
Si rilancia un dibattito che a Sofia il 17 maggio vedrà i capi di Stato e di Governo dover decidere, una volta per tutte, sui tempi e sulla modalità.
In quest’area geografica l’attrazione per l’UE è ancora forte: l’avvenire dei Balcani Occidentali non può essere lasciato nelle mani di altri.

Pier Giorgio Sciacqua
Vicepresidente Nazionale MCL


Costalli intervistato da Radio Vaticana sulla questione balcanica
“La prospettiva per un’Europa
migliore è l’Europa stessa”


A Belgrado, nel corso del vertice internazionale convocato dal MCL ed EZA, il Presidente del MCL, Carlo Costalli, è stato intervistato da Radio Vaticana: è stata un’utile occasione per approfondire ulteriormente le ragioni dell’impegno del MCL in terra balcanica, fare il punto sulle tante opere realizzate e analizzare le prospettive di un prossimo allargamento dell’Ue ai Balcani. Pubblichiamo di seguito alcuni stralci dell’intervista.

“Bisogna dare stabilità e prospettive di pace: questo porta investimenti, porta verso la crescita economica e favorisce i giovani nel rimanere a Sarajevo, a Belgrado, a Tirana, a Skopije. è qui il nostro ruolo, quello delle organizzazioni sociali, dei corpi intermedi, dei sindacati: e ci sono dei bei sindacati liberi in tutti questi Paesi”.
“Fondamentale è insistere sul dialogo e puntare su azioni concrete, ma non bisogna dimenticare l’azione formativa: nel nostro piccolo abbiamo
investito fette importanti del 5 x 1000 in queste aree, soprattutto a Sarajevo dove abbiamo costruito abitazioni, centri per il dialogo. E tutto questo sta producendo il diffondersi di un più forte sentimento e una più approfondita conoscenza degli ideali europei”.
“Dobbiamo lavorarci, perché anche l’Europa ha le sue responsabilità. Spesso la sentiamo lontana: lo vediamo anche nei nostri Paesi. Quindi dobbiamo lavorare tutti in questa direzione. Non c’è altra prospettiva possibile: le alternative si chiamano nazionalismi, populismi, il rischio di radicamento islamista, il diffondersi del crimine organizzato. Vogliamo un’Europa migliore, ma la prospettiva è l’Europa stessa”.
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