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  Elezioni e programmi con lo sguardo all’Europa

Data di pubblicazione: Martedì, 6 Febbraio 2018

TRAGUARDI SOCIALI / n.87 Gennaio / Febbraio 2018 :: Elezioni e programmi con lo sguardo all’Europa

Nella foto: il Presidente Mcl Carlo Costalli...

Nella foto: il Presidente Mcl Carlo Costalli con S.E.R. Mons. Filippo Santoro e il prof. Giancarlo Cesana al Seminario “Punto di vista della politica. Più società, meno Stato: una questione di libertà”, che si è tenuto sabato 20 gennaio a Roma presso l’hotel Boscolo-Exedra.

Politica e società

In quale condizione politica si troveranno gli italiani dopo il 4 di marzo è di non facile previsione. I sondaggi mostrano tendenze indicative: un centrosinistra in calo, il M5Stelle come forza politica di maggior consenso, il centrodestra in vantaggio e nella possibilità di ottenere la maggioranza assoluta del Parlamento senza, tuttavia, alcuna certezza.
Le dichiarazioni dei “capi delle forze politiche” – come indicato dalle nuove regole elettorali – sempre più spinte in avanti, gli slogan e qualche strumentalità e mercanteggiamento intorno alle possibili coalizioni, distraggono da un presupposto, ancora poco assimilato: queste elezioni presentano un valore determinante.
Il Paese si muove a passi lenti verso una ripresa che, però, non sta risolvendo i problemi decisivi del lavoro e delle difficoltà delle famiglie, in un contesto di fragilità istituzionale e di questioni “aperte”: fisco, sicurezza, gestione dell’immigrazione, Meridione, problemi della piccola e media impresa, debito pubblico. L’Europa, che attraversa una fase difficile in un contesto internazionale tutt’altro che rassicurante, lancia segnali di attenzione al voto italiano.
Segnali anche fastidiosi perché, strumentalmente, utilizzabili “pro domo propria” da qualche forza politica o perché accentuano la sensazione di un’ostilità “burocratica” di Bruxelles verso il nostro Paese.
Alle forze politiche competerebbe il primario impegno di un invito al voto, motivato dalla necessaria consapevolezza che con esso si realizza l’elemento fondamentale della nostra democrazia: la rappresentanza parlamentare. Non saranno il “definitivo sondaggio” su chi governerà, ma la scelta di chi dovrà fare buone leggi e saper costruire un governo in grado di risolvere le questioni difficili del Paese, riaffermando il ruolo internazionale dell’Italia. Le politiche per affrontare e superare i problemi interni dipendono, infatti, per buona parte, da come si andrà a ricostruire il rapporto con l’Europa.
Da un po’ di tempo e, soprattutto, in questi ultimi cinque anni, esso si è logorato nello stillicidio parolaio dei distinguo, rispetto ad una Commissione ed al suo Presidente, assai attenti alle nostre decisioni economiche; in polemiche spesso fuori luogo con la Germania; in un tatticismo condotto tra Londra e Parigi, velleitario e poco concludente.
Il risultato è stato l’ulteriore appannarsi della nostra posizione in Europa. Un recupero si è visto solo grazie ad una conduzione vigorosa della Presidenza del Parlamento, portata avanti dal nostro rappresentante più autorevole nel PPE.
Antonio Tajani a Bruxelles ha svolto un ruolo politico importante, con prese di posizione significative che, in definitiva, si sono estrinsecate nell’affermazione di un ruolo forte del Parlamento, difendendo, come ha ricordato in una recente intervista, “le prerogative del legislatore e quindi della politica di fronte alla burocrazia”, sulle norme in materia di crediti deteriorati o criticando lo stesso Junker, ricordandogli che “è il Parlamento a controllare la Commissione e non il contrario”. E’ una linea intelligente che punta ad un risultato importante: incrementarne i poteri per riprendere la strada dell’unione politica, primo obbiettivo del programma del PPE.
Questo positivo esempio di ruolo italiano conferma quanto sia determinante una chiara posizione europeista negli impegni dei partiti. In particolare, questa linea politica è ricompresa nelle posizioni programmatiche della forza politica che più si ricollega con la tradizione del partito di ispirazione cristiana, la DC, che, con la sua figura di maggior prestigio, De Gasperi, storicamente contribuì alla costruzione europea. E’ importante che ci si impegni ad un europeismo che riproponga la via dell’integrazione e che rifugga dalla logica degli accordi bilaterali che costituiscono la rischiosa premessa di un’Europa a più velocità. Un esempio di questo indirizzo sbagliato lo riscontriamo nella notizia del lavoro che stanno svolgendo, congiuntamente, esperti di Francia e Germania, per disegnare nuove regole di bilancio e nei rapporti tra banche e debiti pubblici nei Paesi euro. Assai più logico il suggerimento, espresso dal Presidente del Parlamento, di un impegno di Berlino, “locomotiva dell’Unione”, per nuove “proposte”, agganciando “altri grandi vagoni”, oltre la Francia, anche l’Italia e la Spagna. Per l’Europa politica occorre una coesione più ampia, un lavoro a più voci, in sintesi più solidarietà e apertura.
Infine, sempre a proposito dell’Europa e del suo fondamento comunitario e solidaristico, sul quale connotare le politiche nazionali, segnaliamo un recente intervento di Mauro Magatti sul tema. In esso si indica in Macron l’“unico a tracciare una via di uscita… tra populismo e tecnocrazia”, con l’idea che ciò possa essere realizzato “cercando di strutturare apparati… recuperando senso politico, senza rifiutare la tecnica”. E’ davvero poco. Lo spazio tra populismo e tecnocrazia si costruisce, innanzitutto, riaffermando valori basati su radici storiche, espressi da strumenti partecipativi che propongano la valorizzazione dei corpi intermedi, senza i quali la società si annulla. Questa, invece, va difesa salvaguardando l’ordine relazionale e il pluralismo, come sostenuto dall’europeismo di ispirazione cristiana, rispetto all’individualismo di massa, di fatto omologante, portato dalla cultura tecnocratica.
“Noi ci rifiutiamo di liquidare l’Europa” così affermava Georges Bernanos nel suo slancio profetico, già prima dell’avvio del cammino di unificazione, asserendone i riferimenti di civiltà. Ben oltre il “rifugio nazionalista”, resta la chiave del nostro futuro. Ad essa va rivolto lo sguardo in queste decisive elezioni politiche.

Pietro Giubilo
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